Argenteria Braganti: nuova occupazione, aumento del livello di pericolosità

02 Mar2015

“Non si può continuare così. Comune, Regione e Forze di ordine pubblico non possono più consentire, e piegarsi, a queste iniziative di illegalità palesi. Oggi un nuovo gravissimo capitolo di occupazioni abusive, ma stavolta si è raggiunto un nuovo livello: non più case abbandonate o in disuso o ex edifici pubblici senza destinazione, ma addirittura magazzini di attività produttive aperte. Oggi l’assalto con sfondamento di proprietà privata, è toccato all’azienda storica fiorentina addirittura un’argenteria, la Braganti.

Braganti, adesso per riottenere la sua proprietà necessaria alla propria attività, dovrà affrontare mesi di giustificazioni sull’impossibilità di intervenire, su braccia allargate sulla mancanza di mezzi e uomini che le autorità chiamate a dare risposte immediate al fenomeno delle occupazioni sono consuete dare.

Per Braganti inizia un calvario che un’azienda però non può permettersi, e dato che la sicurezza del posto di lavoro viene a mancare, il titolare Stefano Braganti ha annunciato che metterà subito i dipendenti in cassa integrazione.
Oltre alla credibilità e la faccia delle Istituzioni che si piegano nuovamente di fronte ad un sistema di violenza mascherato da finta solidarietà, stavolta sul conto dei fiorentini ci sarà anche la chiusura di una storica azienda fiorentina.

Si, perché alla fine pagheranno sempre i soliti, i contribuenti. Sono ormai tante le occupazioni che oltre ad aver arrecato gravissimi danni (anche ambientali) per gli immobili (vedi Poggio secco, il Banti ecc) , si concludono con enormi risarcimenti di denaro pubblico.
Stavo preparando l’interrogazione in Regione per contestare i 479000 euro (concordati pochi giorni fa fra Regione, Comune e Prefettura per sgomberare Via Slataper ) dati ad una Cooperativa (Cat Cooperativa sociale Onlus) che faciliti lo sgombero.

Insieme ai colleghi Giovanni Donzelli e Marina Staccioli ma anche con il gruppo consiliare del Comune di Firenze faremo tutto quello che è possibile per portare alla luce un sistema dove in pochi ci guadagnano alle spese della collettività. Un racket vero e proprio che non si vuole debellare in nome di una finta solidarietà che invece consente miseria, favorisce l’illegalità e viola i principi fondamentali di sicurezza e di tutela dell’ordine pubblico e della proprietà privata.

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