Nuove procedure aborto farmacologico nascondono visione ideologica che poco serve a diritti donne

03 Lug2020
aborto farmacologico

Le nuove procedure per l’aborto farmacologico in Toscana nascondono una visione ideologica che poco serve ai diritti della donna e alla sua salute.

Le nuove procedure che facilitano l’aborto farmacologico in Toscana nascondono, dietro il paravento della semplificazione burocratica, una visione ideologica che poco serve ai diritti della donna e soprattutto alla sua salute. Rossi e il Pd ne fanno un vanto. Sono gli unici che consentiranno di abortire fuori dagli Ospedali. I protocolli nazionali ma anche di altri Paesi più avanzati, non danno mano libera sulla pillola abortiva RU486 proprio perché, aldilà delle ideologie o falsi moralismi, si tratta di un’interruzione di gravidanza che ha rigidi protocolli medici da rispettare.
L’assunzione della Ru486 è già prevista in Italia e prevede un percorso ospedaliero ( più giorni di ricovero) che non hanno certo una valenza ideologica, ma solo di tutela della donna. L’intero processo di interruzione di gravidanza dura 15 giorni e non è una cosa da prendere alla leggera. Facilitare un aborto farmacologico per ridurre la burocrazia mette in grave pericolo la donna. Seppur volontariamente, deve sapere bene che ci sono possibili conseguenze e complicazioni, con un tasso di mortalità superiore 10 volte superiore all’aborto chirurgico. Usando la pillola come fosse un medicinale, si minimizza l’aspetto della preparazione all’aborto. Anche della consapevolezza dell’atto che quasi sempre è un momento doloroso e o di solitudine per una donna, lasciandola sola a se stessa anche nel momento del ‘follow up’ conseguente all’assunzione della Ru486. L’aborto è già garantito come diritto per legge. Non sono necessarie fughe in avanti. La maternità anche se non voluta, non può essere declassata ad una malattia da curare con una pasticca. Di questo passo la pillola abortiva diventerà un prodotto da banco.
In Toscana, la Sinistra antepone l’ideologia al merito, anche se in palese contrasto con le regole nazionali che rispettano i diritti della donna e soprattutto ne tutelano la salute. Presenterò una mozione per far ritirare la delibera che ritengo pericolosa per la salute delle donne.

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