Il mio intervento a Spazio Cultura a Firenze all’evento SPAZIO CULTURA a Firenze.
“Le risorse pubbliche devono essere destinate alla conservazione e valorizzazione dei nostri straordinari beni culturali, alla promozione di attività culturali e, di conseguenza, alla creazione di posti di lavoro pubblici.
L’era dei finanziamenti a pioggia, erogati per consuetudine o, peggio, riservati ai soliti amici dei salotti d’élite nelle loro torri d’avorio, è definitivamente conclusa.
Abbiamo scardinato quel sistema. Ma altro che egemonia della destra!
È l’ora del merito e delle competenze, unite a un autentico senso di servizio pubblico.
Questa è la vera rivoluzione della destra: quella del buon senso.
Ora, mentre ci avviamo alla conclusione di questa intensa due giorni di cultura, vogliamo parlare di qualcosa di speciale:
“Il cinema e l’immaginario nazionale: raccontare l’Italia attraverso il grande schermo.”
Non è solo un titolo, ma una promessa.
Il cinema non è solo intrattenimento. È memoria, emozione, sogno. È quel racconto collettivo in cui, almeno una volta, ci siamo tutti riconosciuti. Penso ai grandi classici del neorealismo, che ci hanno fatto sentire il dolore e la speranza del dopoguerra. Alle commedie leggere, che ci hanno fatto sorridere dei nostri vizi e delle nostre virtù. E a quei film che hanno dipinto la nostra Italia, non solo come nazione, ma come un mosaico di anime, culture e storie.
E, facendo anche gli onori di casa, non posso non parlare della Toscana. Una terra che non è solo colline dorate, mare e città d’arte, ma un luogo dell’anima. Penso a Firenze, il cuore pulsante di questa regione, una città che non si accontenta di essere ammirata come una cartolina o il fondale di un set (come nelle produzioni USA di Inferno, Hannibal o I Medici). Firenze vuole essere vissuta.
Sul grande schermo, Firenze è stata raccontata come poche altre città.
Penso a “Camera con vista” di James Ivory (1985), che ci ha fatto innamorare delle sue vedute mozzafiato, trasformando una storia d’amore in un inno alla bellezza della città. Oppure a “Il ciclone” di Leonardo Pieraccioni, con quella passeggiata interminabile fra Levante e Caterina, che ha saputo raccontare la nostra leggerezza e il nostro spirito.
E come non ricordare “Amici miei” di Mario Monicelli? Un capolavoro che ha catturato meglio di ogni altro lo spirito fiorentino: quella risata amara, quel senso di ironia e disincanto, persino di fronte alle sventure. Perché essere fiorentini è questo: avere sempre una parola pronta, ma anche un cuore grande nascosto dietro l’ironia.
In questo panel, insieme ai nostri straordinari ospiti – registi, attori, esperti di cinema – ci chiederemo come il grande schermo ci ha fatto sognare, ridere, piangere. Ma, soprattutto, come ci racconta. Come ci mostra chi siamo davvero.
Lo faremo qui a Firenze, luogo per eccellenza della cultura e dell’ironia e quindi trattando temi importanti ma sempre “come fosse Antani, con lo scappellamento a destra”.
Grazie.





