INTERVENTO DEL SEN. MARCHESCHI IN OCCASIONE DEL QUESTION TIME AL SENATO
IN MATERIA DI FINANZIAMENTO PUBBLICO AL SETTORE DEL CINEMA E AL TAX CREDIT
Signor Presidente, signor Ministro,
intervengo oggi con questa interrogazione per chiedere chiarezza, giustizia e rispetto per il settore del cinema e audiovisivo
settore troppo spesso vittima di superficialità, approssimazioni e attacchi ingiustificati.
Parliamo di un comparto che non è un salotto x élite, ma un’industria culturale e creativa che dà lavoro a oltre 250.000 persone in Italia.
Un settore composito, fatto non solo di registi e attori famosi, ma anche di maestranze, tecnici, artigiani, , distributori, esercenti, e tante altr professionalità spesso invisibili ma indispensabili.
Quei professionisti dello spettacolo, accarezzati, blanditi e mai aiutati realmente dai governi precedenti e che abbiamo individuato e sostenuto per la prima volta nella storia dei lavoratori dello spettacolo con 100 milioni alla nostra prima legge finanziaria.
Lo diciamo con forza: non accettiamo la narrazione che criminalizza l’intero mondo del cinema e dell’audiovisivo. Non condividiamo i facili attacchi che screditano un’intera filiera solo perché, nel passato, alcuni furbi e truffatori hanno approfittato di regole deboli e controlli inesistenti.
Condividiamo il principio per cui lo Stato deve sostenere la cultura e anche il cinema. Ma non può farlo automaticamente, come se fosse un bancomat di fondi pubblici. Il sostegno statale deve generare valore, ricadute virtuose, sviluppo, occupazione vera.
Lo strumento del tax credit SI FONDA SUL PRINCIPIO Di RESTITUIRE (il proprio risparmio fiscale almeno in parte ) alla collettività e non invece per fare arricchire qualche Produzione scaltra o la carriera di qualche regista o attore.
Nella nostra visione di Stato, Non si deve generare l’illusione che lo Stato finanzia tutto,
quando i finanziamenti pubblici sono determinanti e non complementari, si rischia di dopare un settore che non può e non deve essere un dispensatore di posti di lavoro pubblici.
Per questo, lo diciamo con chiarezza: Il tax credit non è in discussione.
È uno strumento strategico che ha dimostrato di funzionare in altri settori: per ogni euro investito, ne tornano 3,8 all’economia italiana. Dà lavoro, attira capitali esteri, fa crescere l’indotto, rafforza l’immagine dell’Italia nel mondo.
Ma ciò che è in discussione è il modo in cui è stato pensato e poi NON gestito e che ha generato uno scandalo che sta travolgendo ingiustamente tutto il settore.
Abbiamo ereditato un sistema con automatismi senza controllo, procedure senza criteri di merito né garanzie,
che ha portato a flop milionari “formalmente in regola”.
Film di poco valore artistico, di poco riscontro con il pubblico e addirittura ‘inesistenti’ come abbiamo letto dell’ultimo caso.
Nel solo 2023 sono arrivate oltre 1.180 domande.
Con solo 6 persone a controllarle. È evidente che qualcosa non funzionava.
Oggi ci sono inchieste per oltre 200 milioni di euro, fascicoli aperti in procura, opere non kolossal con costi da kolossal.
È il frutto di una stagione in cui il cinema è stato trattato come un terreno per predatori di fondi pubblici.
Si è trasformato negli anni in un vero e proprio Reddito di cinemanza, o un bonus facciate per produzioni o carriere dei singoli
E noi questa stagione dell’assalto alla diligenza l’abbiamo chiusa. Con coraggio. Con determinazione.
Lo abbiamo fatto con la stretta sul tax credit, con l’intervento deciso del Ministro Sangiuliano, nonostante gli attacchi feroci delle lobby, che difendevano un sistema sbagliato e opaco.
Abbiamo difeso i lavoratori onesti, non gli approfittatori,
l tempo delle finte rendite è finito. È il tempo dell’onestà, del merito, della responsabilità.
Abbiamo chiesto avendo ascoltato le sue dichiarazioni quali sono le iniziative che intende applicare per arginare l’emorragia in corso e cambiare il sistema finora adottato dai Governi precedenti.
E CHIEDIAMO COSA INTENDA FARE PER TRANQUILLIZZARE I TANTISSIMI LAVORATORI ONESTI DEL CINEMA CHE NECESSITANO DI UN SUPPORTO DALLO STATO e nel contempo per proteggere i cittadini italiani dalle truffe allo Stato che sono state perpretate nei loro confronti.




