17 Feb2020
coronavirus

I ministeri della Salute e degli Esteri non lascino sola la Toscana a gestire l’emergenza di 2500 cinesi di ritorno a Prato e Firenze.

Il ritorno di 2.500 cinesi dalla madrepatria, dopo i festeggiamenti per il Capodanno cinese, sta allarmando pratesi e fiorentini. I cittadini sono preoccupati dalla diffusione a macchia d’olio del coronavirus. Persone che si recheranno a lavoro, che porteranno i loro figli nelle scuole, che frequenteranno luoghi e servizi pubblici mettendo a rischio di eventuale contagio migliaia di toscani. Ho perciò scritto al ministro della Salute Speranza, al ministro degli Esteri Di Maio ed al Commissario straordinario Borrelli perché non lascino sola la Toscana a gestire questo massicio ritorno di 2500 cinesi.
Parte della comunità scientifica mondiale ha lanciato l’allarme di una possibile pandemia e l’Italia e la Toscana non possono sottovalutare un tale rischio. Lo stesso sindaco di Prato aveva già espresso perplessità e preoccupazione in merito ai rientri dei cittadini cinesi dalle zone a rischio contagio. La maggior parte di essi proviene dalla provincia dello Zhejiang, quarto focolaio mondiale per diffusione del coronavirus.
Non mettere in atto qualche forma di quarantena ci sembra un incomprensibile azzardo, visto che i cittadini cinesi potrebbero essere infettati e al rientro trovarsi, durante il periodo di incubazione, completamente senza sintomi. Non è una situazione da sottovalutare che può essere risolta da misure “fai da te” come approntare un ambulatorio all’Osmannoro o fidarsi di dati comunicati da un Consolato Cinese. Sono numeri imponenti e per questo ho anche presentato un’interrogazione alla Regione perché si confronti immediatamente con il Ministero della Salute e con la task-force nazionale, per richiedere misure precauzionali tempestive per gestire tali imponenti ingressi in Toscana e tutelare la salute di tutti i cittadini, cinesi e non.

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